I DCA sono patologie psichiatriche caratterizzate da anomalie del comportamento alimentare e della regolazione del peso, da disturbi della percezione o rappresentazione del corpo e dalla presenza di pensieri disfunzionali relativi al cibo, alla sue proprietà ed ai suoi effetti sull’aspetto corporeo.

I principali disturbi dell’alimentazione sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder). Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile. I comportamenti tipici di un DCA sono: il digiuno, una forte restrizione alimentare, le crisi bulimiche (ingerire una notevole quantità di cibo in un breve lasso di tempo), il vomito per controllare il peso, i lassativi o i diuretici usati in modo improprio per controllare il peso, un’intensa attività fisica finalizzata alla perdita di peso.

Soffrire di un disturbo alimentare sconvolge la vita di una persona; sembra che tutto ruoti attorno al cibo e alla paura di ingrassare. Cose che prima sembravano banali ora diventano difficili e motivo di ansia, come andare in pizzeria o al ristorante con gli amici o partecipare ad un compleanno o ad un matrimonio. Spesso i pensieri sul cibo assillano la persona anche quando non è a tavola, ad esempio a scuola o sul lavoro terminare un compito diventa difficilissimo perché sembra che ci sia posto solo per i pensieri su cosa si “deve” mangiare, sulla paura di ingrassare o di fare un’abbuffata.

I DCA costituiscono un insieme di sindromi a eziologia verosimilmente multifattoriale, caratterizzati da alcuni elementi psicopatologici comuni, comprendenti un insieme di alterazioni affettive, cognitive e comportamentali strettamente correlate all’ingestione di cibo e all’immagine corporea.

L’origine del decorso dei DCA sono determinati da una pluralità di variabili (eziologia multifattoriale), nessuna delle quali, da sola, è in grado di scatenare la malattia o influenzarne il corso e l’esito. Una loro piena comprensione deve tenere in considerazione i fattori psicologici, evolutivi e biologici.

Queste patologie si collocano, infatti, in un’area di confine tra soggettività corporea e mentale e gli effetti che storia, vita sociale e politica hanno sul corpo.

A generare un disturbo del comportamento alimentare, comunque, concorrono cause di tipo multifattoriale, vale a dire complesse interazioni tra fattori biologici, psicologici, individuali e familiari (aspetti psichici della famiglia, presenza di eventi traumatici come abuso fisico e sessuale,ecc.), culturali (miti della bellezza/magrezza, cultura della competizione e del successo). Fattori o eventi specifici – come separazioni, perdite, eventi di vita stressanti, abitudini alimentari scorrette – possono far precipitare la situazione e sbilanciarla in senso psicopatologico.

Attraverso la ricerca dell’ideale di magrezza, della perfezione e del controllo della realtà viene coltivato un illusorio sostegno mentale dell’identità.

Il sintomo permette a chi soffre di questi disturbi di percepire la propria identità come più integra e stabile e permette di definire sé stesso in base alla patologia di cui è affetto: “sono anoressica”, “sono bulimica”.

Questi disturbi sono definiti anche “disturbi della dipendenza”. La difficoltà di stabilire relazioni con l’altro porta il soggetto ad instaurare una relazione privilegiata con il cibo. Spesso dunque lo sviluppo di un disturbo alimentare è preceduto da un disagio delle relazioni. Le modalità di relazione oscillano tra uno stile di legame ansioso-dipendente, che suscita notevoli angosce di confusione con l’altro, e misure relazionali opposte di rifiuto ed evitamento difensivo. Allo stesso modo la dipendenza dal cibo è caratterizzata da un’alternanza tra digiuni, crisi bulimiche e pratiche di svuotamento che ripete a un livello concreto la difficoltà di trovare la “giusta distanza”, dall’altro.

Una caratteristica quasi sempre presente in chi soffre di un disturbo alimentare è l’alterazione dell’ immagine corporea che può arrivare ad essere un vero e proprio disturbo. La percezione che la persona ha del proprio aspetto ovvero il modo in cui nella sua mente si è formata l’idea del suo corpo e delle sue forme, sembrano influenzare la sua vita più della sua immagine reale. Spesso chi soffre di anoressia ad esempio sembra che non riesca a guardarsi in modo obiettivo; l’immagine che rimanda lo specchio è ai loro occhi quella di una ragazza coi fianchi troppo larghi, con le cosce troppo grosse e con la pancia troppo “grande”. Per chi soffre di bulimia l’angoscia può essere ancora più forte per il fatto che il peso normale è considerato un peso abnorme. In entrambe i casi la valutazione di sé stessi dipende in modo eccessivo dal peso e dalla forma del proprio corpo.