Gli obiettivi nutrizionali generali della RPP sono:

  • Ristabilire un’alimentazione spontanea, che faccia affidamento sul senso di fame e sazietà e sull’autonomia della gestione alimentare.
  • Utilizzare porzioni e misure alternative come criterio di riferimento per la gestione dei piani alimentari individualizzati, che consentano una migliore gestione degli imprevisti e privilegino l’aspetto qualitativo degli alimenti piuttosto che quello quantitativo.
  • Rendere più agevole il passaggio ad un’alimentazione spontanea attraverso criteri di riferimento flessibili (misure alternative) per facilitare l’interruzione di alcuni fattori di mantenimento propri dei DCA, in particolare dei comportamenti di controllo dell’alimentazione che, assumendo spesso una connotazione ossessiva, rischiano di amplificare i pensieri e le preoccupazioni nei confronti del cibo.
  • Riportare il peso ad un livello tale da permettere uno stato di salute psicofisica, una vita sociale e lavorativa normale, una crescita adeguata, attraverso l’accettazione del proprio “peso naturale”.
  • Normalizzare l’alimentazione sia per quanto riguarda l’aspetto energetico che l’aspetto qualitativo tramite un’alimentazione sufficiente, bilanciata e frazionata.
  • Riacquisire l’abilità di ascoltare i propri segnali biologici (fame, sazietà, sete, stanchezza…).
  • Far emergere, per poi affrontare, la paura di specifici alimenti.
  • Sperimentare le abilità acquisite durante il percorso (spuntini, pranzi o cene fuori).
  • Ridurre e successivamente eliminare i tentativi di compensazione (vomito, abuso di farmaci, iperattività).
  • Incoraggiare l’adozione di uno stile di vita moderatamente attivo.
  • Acquisire le abilità per gestire le situazioni a rischio “alimentare”.
  • Identificare e modificare le  idee distorte relative all’alimentazione e al peso (“se mangio carboidrati ingrasso”, “devo smaltire tutto ciò che mangio”, “mi abbuffo perché sono senza forza di volontà”…).
  • Identificare e modificare i comportamenti alimentari alterati dovuti alla malattia.
  • Aumentare le conoscenze relative ai disturbi alimentari e alle loro conseguenze, in modo da favorire la motivazione alla cura e promuovere un atteggiamento positivo nei confronti del cambiamento.
  • Fornire gli strumenti per adottare uno spirito critico nei confronti della pressione socioculturale verso le tematiche della magrezza e della nutrizione (pubblicità ingannevoli, prodotti dietetici…).
  • Coinvolgere i familiari nel trattamento in modo da creare un ambiente familiare “in linea” con il percorso di cura del pz e che sia, quindi, di supporto.
  • Permettere di consolidare le modificazioni alimentari in modo da prevenire il rischio di ricaduta.